5 DOMANDE A … VINCENZO DI BIASO (AGENTE SPORTIVO FIP/FIBA)

Nona puntata della rubrica: 5 DOMANDE A … Come ogni sabato, pubblichiamo una nostra intervista a professionisti del mondo della pallacanestro, con un focus sulle serie minors.

Questa settimana abbiamo posto 5 domande a Vincenzo Di Biaso, agente sportivo F.I.P. – CONI dal 2018 e agente FIBA dal 2022, che in passato ha lavorato nel mondo della comunicazione cestistica (suo era il blog “Cultura Cestistica” che contava migliaia di followers).

In Sicilia, come agente, quest’anno segue, in Serie B Interregionale, Giacomo Scortica, Federico Manfrè, Artem Lopukhov e Federico Epifani del Basket Barcellona 4.0, Yordany Angarica Sanchez e Dario Boccasavia, del Castanea Basket Messina, Angelo Luzza e Manco Manisi del Basket Piazza Armerina; in Serie C, Claudia Gatta dell’Alfa Catania, Elia Sidoti del Nova Basket ASD, Gints Miculis della Nuova Pall. Marsala, Giovanni Loperfido del Basket Giarre, Mizi Yabre, dell’Invicta 93centro CL; in DR1, Konstantins Kazlauskis, dei Ribera Knights Basketball e Bojan Karac della Salusport.

Buongiorno Vincenzo. Grazie per aver accettato il nostro invito. Partiamo subito con la prima domanda. Quali sono state le principali sfide che hai dovuto affrontare all’inizio della tua carriera e quali sono le principali responsabilità di un agente sportivo nella gestione della carriera di un atleta?

Anzitutto buongiorno a tutti e grazie per l’invito, lusingato. La sfida principale è stata la diffidenza iniziale di qualsiasi addetto ai lavori, venendo da tutt’altro tipo di ambiente cestistico (ho lavorato molto nella comunicazione sportiva in precedenza) e non avendo alcun tipo di aiuto e/o “spinta”, ho dovuto davvero faticare tantissimo per farmi strada in un ambiente lavorativo che, come tutti sappiamo, è molto complesso e particolare. E’ stata durissima, ma ora siamo qui a parlarne.
La principale responsabilità è sempre la stessa: cercare di fare il meglio possibile per chi si affida a te per la propria carriera sportiva; e farlo con etica e correttezza non sempre equivale all’approvazione dell’assistito, con il quale bisogna costruire un rapporto di massima fiducia anche per far comprendere qualsiasi tipo di scelta gli si consiglia di volta in volta.

Tra i tuoi giocatori hai tanti ragazzi stranieri. Quanto è difficile gestire trasferimenti internazionali e quali strategie utilizzi in questo tipo di trattative?

In realtà la nostra “quota” di assistiti stranieri, come agenzia (lasciatemi salutare il mio prezioso socio e amico fraterno Alessandro Salvo, “risorsa” fondamentale per il nostro operato), è calata considerevolmente nelle ultime due stagioni perché cerchiamo (esattamente come facciamo con i nostri giocatori italiani) di selezionare accuratamente atleti con cui costruire un rapporto duraturo e fiduciario, e con gli stranieri è davvero molto complesso, per tante motivazioni.
Tendo a distinguere i trasferimenti internazionali con destinazione “italiana” da quelli con destinazione estera: la prima tipologia per noi è molto più semplice da gestire, già solo per una questione di conoscenza e fiducia reciproca con le società. Cui si vanno poi ad aggiungere le conoscenze legali, fiscali e delle normative federali; aspetti non così scontati nella seconda tipologia (trasferimenti verso estero), per la quale devi anche sommare la barriera linguistica che non si riduce alla sola conoscenza della lingua inglese. Inoltre, anche le diverse culture estere possono rappresentare un ostacolo non da poco nel mondo FIBA.

Come vedi il futuro del basket nelle serie “minori” in Italia? Come cambia il tuo approccio quando si tratta di un giocatore giovane rispetto a un veterano in queste categorie?

Vedo una futura selezione, anche a causa delle recenti riforme dei campionati e del lavoro sportivo; chi non potrà adeguarsi, sia economicamente che strutturalmente, tenderà a sparire. Lo stiamo già vedendo con molte società militanti in serie B Interregionale, che hanno richiesto molto più lavoro di una vecchia serie C Gold, e dal fatto che la serie B Nazionale è oramai un campionato elitario, sotto molteplici punti di vista.
Per quanto riguardo il mio approccio, non cambia assolutamente con l’età dell’assistito; semplicemente per il fatto che parlo molto con ogni mio giocatore, specie poi in fase di scelta della destinazione stagionale, pertanto ogni passo è frutto di un confronto approfondito tra me e l’atleta in qualunque caso, a prescindere dalla sua età.

Con la tua pagina Di Biaso Agency sei molto attivo sui social. Come gestisci la comunicazione e l’immagine pubblica di un atleta e quanto è importante per un giocatore avere una presenza mediatica per migliorare la sua immagine e le sue opportunità contrattuali?

Per me la comunicazione è fondamentale, nello sport come in ogni altro settore lavorativo. Avendo lavorato in quel mondo, conosco bene il potenziale di una costante comunicazione del proprio mondo lavorativo. Una comunicazione che deve essere semplice, immediata e realistica.
L’immagine di un atleta va gestita secondo me in maniera molto professionale, ma in questo caso i social sono solo “contorno”; l’immagine di un giocatore la costruisci e la tuteli con il lavoro quotidiano dietro le quinte, soprattutto aiutandolo nei momenti più delicati e suggerendogli sempre il giusto modo di comportarsi nell’affrontare le cose, in campo quanto fuori.

Per concludere, quali consigli daresti a chi desidera intraprendere una carriera come agente sportivo?

Tutto quello che ho imparato in questo lavoro mi è costato sacrificio, sudore e sangue. Pertanto non darò nessun consiglio, perché per me avrebbe un valore inestimabile che non voglio né posso permettermi di donare. E’ un lavoro stupendo, ma durissimo, sfiancante, che rischia di risucchiarti e non lasciarti spazio per la vita privata, e giuro che non scherzo; se non impari a gestirlo, può essere traumatico, è un mondo lavorativo che non lascia scampo.

Vincenzo, grazie ancora per la tua testimonianza e auguriamo a te, la tua agenzia ed i tuoi atleti un 2025 ricco di successi!

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