5 DOMANDE A … Francesco Genovese (Virtus Trapani)

Questa settimana il protagonista della nostra rubrica è Francesco “Ciccio” Genovese, giocatore e DS della Virtus Trapani, reduce da una stagione da incorniciare: miglior marcatore della squadra con 17.4 punti di media, una storica promozione dalla Divisione Regionale 1 – Ovest e ora pronto a guidare il gruppo nel prossimo campionato di Serie C.

Con lui abbiamo parlato della stagione appena conclusa, delle ambizioni per il futuro, dell’importanza del gruppo e dell’equilibrio tra sport e crescita personale. Spazio anche al legame con la famiglia e al ruolo cruciale che gioca nella sua vita, dentro e fuori dal campo.

Buongiorno Francesco, grazie per aver accettato l’invito. Cosa ti porti dietro dalla scorsa stagione conclusa con la vittoria della DR1 con la maglia della Virtus Trapani? Sei stato il miglior marcatore della squadra con 17.4 punti di media: quanto sei cresciuto come giocatore in questo ultimo anno? Hai anche realizzato 40 punti l’8 febbraio contro il Green: che partita è stata e cosa hai sentito in quel momento?

Dalla scorsa stagione alla Virtus Trapani mi porto tanta felicità, ma soprattutto la consapevolezza del traguardo che abbiamo raggiunto, visto che a inizio campionato non eravamo sicuramente la squadra favorita.
Essere stato il miglior marcatore della squadra è stato un bel traguardo e sicuramente gratificante, ma ancora più importante è stato il contributo che ha dato la squadra, perché sappiamo bene che i campionati li vincono le squadre e non il singolo giocatore.
La partita da 40 punti contro il Green è stata incredibile, una di quelle in cui ti riesce qualsiasi tiro, pensi che ogni pallone tra le tue mani possa trasformarsi in un canestro, e posso dire che è stato davvero così.

La Serie C sarà un salto importante. Che differenze ti aspetti rispetto alla DR1? Siete stati inseriti sottogirone West, sulla carta più accessibile: si può già parlare di obiettivo playoff? C’è un avversario o una squadra che aspetti con particolare entusiasmo quest’anno?

Sì, la Serie C sarà sicuramente un salto importante. Mi aspetto un livello più alto sotto tutti i punti di vista: intensità, fisicità e organizzazione di gioco, quindi servirà ancora più concentrazione.
Essere nel sottogirone West può aiutarci, ma nulla va dato per scontato. I playoff sono l’obiettivo principale per questa stagione, ma dobbiamo dimostrarlo sul campo, partita dopo partita.
Dopo un anno in DR1, torno a giocare nella categoria in cui ho trascorso più anni, quindi ci sono molte squadre che conosco e che non vedo l’ora di affrontare. Se dovessi sceglierne una, sarebbe sicuramente Marsala, visto che prima di approdare alla Virtus Trapani è stata la mia ultima società.

Avete già costruito una base solida con diverse conferme e 3 nuovi innesti: che gruppo sta nascendo? Quanto conta, secondo te, avere continuità tecnica e una guida stabile come coach Valerio Napoli per una neopromossa? Essere una delle squadre più esperte della Serie C può fare la differenza nel girone?

Sta nascendo un gruppo forte, unito e con grande voglia di fare bene. Le conferme danno continuità a un’identità che abbiamo costruito insieme l’anno scorso, mentre i nuovi arrivati non avranno problemi a integrarsi.
Avere come coach Valerio Napoli è un grande vantaggio: conosce l’ambiente, conosce molto bene ogni aspetto di tutti i giocatori in squadra, sa come motivarci e ha una visione chiara del percorso che vogliamo intraprendere.
Essere una delle squadre più esperte della Serie C può fare la differenza, anche se risultiamo a tutti gli effetti una neopromossa. Sarà fondamentale, ogni giorno, entrare in palestra con la mentalità giusta, sapendo di affrontare un campionato duro e molto lungo.

Tu e tuo fratello Lorenzo giocherete insieme anche quest’anno: quanto vi aiuta la vostra sintonia in campo? In che modo vi completate sul parquet?
Tuo padre Giacomo è una figura storica della pallacanestro siciliana. Quanto ha influito sulla tua crescita come atleta e come persona?
Vi confrontate spesso su temi tecnici o siete più “padre e figlio” fuori dal parquet?

Giocare con mio fratello Lorenzo è sicuramente emozionante. La sintonia che abbiamo è naturale e ci basta uno sguardo per capirci in campo, anche se, come tutti i fratelli, capita qualche momento di screzio durante il gioco.
Mio papà Giacomo ha avuto un impatto enorme sulla mia crescita, sia come atleta che come persona. Mi ha trasmesso l’amore per questo sport sin da piccolo.
Ci confrontiamo spesso, soprattutto su aspetti tecnici: ha esperienza e visione, e i suoi consigli sono sempre fondamentali. Durante i playoff, quando il gioco si faceva più duro, gli ho chiesto diversi consigli su come affrontare determinate partite e avversari che mi avrebbero marcato. Sicuramente mi ha aiutato tantissimo e continuerà a farlo.
Ma fuori dal campo resta prima di tutto mio padre, con cui condivido molto anche al di là del basket.

Ti occupi anche di formazione universitaria: quanto pensi sia importante per un giocatore di basket curare anche la crescita culturale e professionale fuori dal campo?
Hai pensato anche tu a un percorso formativo da allenatore, dirigente o altro nel mondo della pallacanestro per il futuro?

Credo sia fondamentale curare anche la crescita personale e professionale fuori dal campo. Lavorativamente parlando, collaboro con diverse università telematiche, le quali mi hanno aiutato ad avere una visione più ampia e a gestire meglio il tempo e le responsabilità.
Il basket è una parte importante della mia vita, ma so che è solo una fase, per quanto intensa e bellissima.
Per il futuro, sì, è una cosa a cui ho pensato, anche perché ricopro anche il ruolo di Direttore Sportivo della Virtus Trapani già dall’anno scorso, oltre a quello di giocatore. È uno sport che mi ha dato e mi darà tanto, quindi avrà sempre un posto nella mia vita.

Grazie ancora a Francesco per aver accettato il nostro invito e per la disponibilità con cui ha condiviso pensieri, emozioni e prospettive.

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