5 DOMANDE A … Matias Nicolas Di Marco e Jacopo Bruno (MAJA LAB)
La stagione volge al termine e i campi iniziano a scaldarsi per il basket estivo! Noi di Fantabasket Sicilia continueremo a raccontarvi il meglio del movimento cestistico isolato con le nostre rubriche, le news di mercato e gli immancabili tornei 3×3 che animeranno le piazza di tutta la Sicilia!
Questa settimana abbiamo fatto una chiacchierata con Matias Dimarco e Jacopo Bruno, ideatori di MAJA LAB, un progetto nato per aiutare atleti professionisti e non – a raggiungere il proprio massimo potenziale tecnico, tattico e fisico.
Buongiorno ragazzi e grazie per aver accettato il nostro invito. Partiamo subito con le domande! Come vi siete conosciuti e com’è nata l’idea di MAJA LAB? Cosa significa per voi “skill development coach” e perché è importante per un atleta moderno questa figura?
Matias > Con Jacopo ci siamo conosciuti nell’ambiente del basket: abbiamo giocato insieme per un anno al Green. Maja Lab nasce dall’idea di offrire ai ragazzi la possibilità di allenarsi durante l’estate.
La figura dello skill development coach, per noi, è quella che si occupa principalmente della cura della tecnica individuale: si tratta di fornire conoscenze approfondite, spezzettate, mirate, sia ai giovani che ai professionisti, con grande attenzione ai dettagli.
Crediamo sia una figura fondamentale, non solo per il lavoro estivo, ma anche come presenza fissa all’interno dello staff durante tutto l’anno.
Come è strutturata una settimana tipo di allenamento? Come bilanciate tecnica, fisico e recupero per atleti con livelli ed esigenze diverse? Qual è, secondo voi, la parte dell’allenamento più sottovalutata?
Jacopo > Durante la nostra off-season organizziamo allenamenti più dilatati nel tempo: i ragazzi si allenano anche per tre o tre ore e mezza al giorno, con pause più lunghe. Nella stessa sessione lavoriamo su tecnica, atletica e fisico. Devo dire che questa struttura funziona: i ragazzi sanno che, arrivando al campo, resteranno lì per un lungo blocco di lavoro – piuttosto che fare due sessioni distinte. Secondo me, è il metodo più efficace.
Il tema del recupero è interessante ma, spesso, non viene compreso. Per esempio, nelle fasce d’età più giovani, c’è ancora troppo poco carico di lavoro durante l’anno e troppo poche ore in palestra: quindi parlare di recupero in questi casi viene a mancare.
Un aspetto che viene un po’ tralasciato dagli allenatori è quello riguardante la tecnica individuale, soprattutto nei dettagli. Capisco perfettamente che gestire una squadra durante l’anno comporti tante responsabilità e che non sempre ci sia il tempo per lavorare su certi aspetti.
Ma ciò che ci preoccupa è che molti ragazzi sanno eseguire un gesto tecnico, ma non sanno applicarlo in una situazione di gioco reale. Ci troviamo spesso a spiegare non solo il “come”, ma anche il “quando” e il “perché” di una determinata scelta tecnica.
Per quanto riguarda l’area atletico-fisica, siamo ancora molto indietro. È facile dire che sia importante, ma va anche allenata nel modo giusto. Siamo anni luce lontani da un approccio realmente moderno, e ci auguriamo che ci sia presto un cambio di passo in questo senso.
Matias, hai giocato per tanti anni in Serie B: cosa ti porti dietro dalla tua esperienza da giocatore? Come cambia il tuo approccio da atleta a coach?
Matias > Una lunga carriera, tanti allenamenti e molti allenatori ti lasciano qualcosa: ti permettono di scegliere cosa fare tuo e costruire così una tua identità.
Il passaggio da giocatore ad allenatore non è affatto semplice: bisogna riuscire a tradurre in parole la propria esperienza, adattandola a chi hai davanti. Non è scontato, è molto difficile – ma è anche una delle sfide più belle da affrontare.
Jacopo, quest’anno, oltre a giocare nel CUS Palermo, hai partecipato come preparatore atletico al progetto “Ogni Regione Conta”. Com’è stato lavorare con Sodini e Datome?
Jacopo > Sì, quest’anno ho avuto l’opportunità di partecipare al progetto “Ogni Regione Conta”. È stata un’esperienza davvero importante e stimolante per i ragazzi.
La Federazione si sta impegnando molto, sia a livello nazionale che regionale, e questi progetti fanno la differenza.
Nel nostro piccolo, cerchiamo di dare un contributo: magari è una goccia nel mare, ma contribuisce a qualcosa di più grande.
MAJA LAB è molto attivo sui social: quanto è importante oggi raccontare il lavoro anche online? Come scegliete cosa condividere sui vostri canali? Puntate più sulla motivazione, sulla tecnica o sulla community?
Matias > Oggi i social ci permettono di arrivare ovunque, anche dove fisicamente non possiamo essere.
Credo sia fondamentale mostrare cosa facciamo, come lo facciamo, e farlo in modo coerente con i valori e gli aspetti che per noi sono fondamentali nella pallacanestro.
Cerchiamo, per quanto possibile, di rendere i contenuti il più autentici possibile – fedeli a quello che realmente viviamo sul campo e cerchiamo di trasmettere.
Siete molto coinvolti nei tornei 3×3, come “King of the Court” di Palermo: cosa rappresentano per voi questi eventi? Che differenze trovate tra il 5vs5 e il 3×3 in termini di sviluppo delle skills? Come vedete la crescita del basket estivo e dei tornei in Sicilia?
Jacopo > Negli ultimi anni, il movimento 3×3 in Italia ha avuto una crescita importante. In Sicilia, purtroppo, siamo ancora un po’ indietro – ma qualcosa sta iniziando a muoversi.
La richiesta è aumentata, sia in termini quantitativi che qualitativi, e gli organizzatori stanno alzando il livello per rispondere a questa domanda crescente.
Un altro aspetto positivo è che, in Sicilia, gli organizzatori dei vari eventi sono in contatto tra loro e remano tutti nella stessa direzione. Non è una cosa scontata, ed è molto preziosa.
A livello tecnico, il 3×3 è un gioco con caratteristiche diverse: il regolamento influisce molto sullo sviluppo delle abilità. È un gioco più veloce, più dinamico – e, in certi momenti, anche più divertente.
Matias, Jacopo, grazie ancora per la vostra disponibilità! Ci si vede sui campi di gioco quest’estate!
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