FOCUS PLAYER: VUK GOJKOVIC

Ci sono weekend che segnano una svolta, e quello appena vissuto da Vuk Gojkovic è sicuramente uno di questi. L’ala serba classe 2005 ha letteralmente dominato il parquet di Messina, mettendo a referto 47 punti in soli 28 minuti. Una prestazione impressionante che ha permesso al suo Siracusa Basket di espugnare il campo del Castanea e di portarsi a soli due punti dal secondo posto, quel piazzamento nella Poule Retrocessione che garantirebbe la salvezza immediata.

Insieme a Vinicius Ruiz De Siqueira — già protagonista della nostra rubrica due settimane fa — Gojkovic forma oggi uno dei duo più temibili del campionato. Arrivato in Italia nel 2020 e ormai siciliano d’adozione dopo l’esperienza a Barcellona, il giovane talento serbo sta dimostrando una maturità fuori dal comune, unendo la disciplina della scuola slava alla lettura tattica del basket italiano.

In questa chiacchierata abbiamo ripercorso insieme a lui le tappe della sua crescita, partendo proprio dal confronto tra la formazione ricevuta in Serbia e i miglioramenti tecnici e mentali maturati tra Colleferro, Fabriano e la Sicilia. Abbiamo poi esplorato il clima che si respira nello spogliatoio biancoazzurro. Infine, Vuk ci ha raccontato il suo rapporto speciale con la città di Siracusa e i suoi sogni per il futuro, rivelando le ambizioni di un ragazzo del 2005 che, numeri alla mano, gioca già con la personalità di un veterano.

Vuk, sei in Italia dalla stagione 2020/21, passando per Colleferro, Fabriano e Barcellona (in B Interregionale) prima di approdare a Siracusa. In cosa senti di essere cresciuto maggiormente, sia tecnicamente che mentalmente, nel basket italiano rispetto ai tuoi inizi in Serbia? Inoltre, com’è il tuo rapporto in campo con Vinicius Ruiz de Siqueira? Sembrate un duo difficile da arginare per qualsiasi difesa della categoria.

Arrivare in Italia nel 2020/21 è stato un passaggio fondamentale per la mia crescita. In Serbia il basket è molto disciplinato e fisico; ti forma profondamente dal punto di vista tecnico e dell’etica del lavoro. In Italia, però, ho imparato a leggere meglio le situazioni di gioco: qui c’è molta più attenzione ai dettagli tattici, alle spaziature e alla gestione dei ritmi.
Tecnicamente, credo di essere migliorato soprattutto nella gestione dei possessi e nella capacità di adattarmi a ruoli diversi in base alle necessità della squadra. Mentalmente, invece, mi sento molto più solido: ho imparato a reggere la pressione, a prendermi responsabilità nei momenti decisivi e a non abbattermi dopo un errore.
Con Vinicius Ruiz de Siqueira c’è un ottimo feeling. Ci capiamo con uno sguardo, sappiamo dove trovarci e come alternarci nei momenti caldi della partita. È un giocatore molto intelligente e fisico, il che mi permette di giocare con maggiore libertà. Credo che la nostra forza sia la complementarità: se la difesa si concentra su uno di noi, l’altro è pronto a colpire.

Vincere a Messina ha riaperto i giochi per il secondo posto della Poule Retrocessione, anche se all’inizio dell’anno le aspettative erano diverse. Quanto crede lo spogliatoio in questa rincorsa alla salvezza anticipata?

La vittoria a Messina ci ha dato una grande spinta; è stata una dimostrazione di carattere e di maturità. Sappiamo che all’inizio della stagione le aspettative erano diverse, ma nel basket conta come finisci, non come inizi.
Lo spogliatoio crede fermamente nella possibilità di conquistare la salvezza anticipata. C’è fiducia, unità e, soprattutto, la consapevolezza che tutto dipenda da noi. Stiamo lavorando ogni giorno con intensità e concentrazione, perché siamo consapevoli che, in questa fase, ogni partita vale doppio.

Ormai sei un “siciliano d’adozione” da quasi tre anni. Come ti trovi in Sicilia e a Siracusa in particolare? Sei un classe 2005 con numeri da veterano: qual è il sogno nel cassetto di Vuk Gojkovic per i prossimi anni di carriera?

In Sicilia mi sento davvero a casa. Siracusa mi ha accolto benissimo: la gente è calorosa e appassionata di basket, e questo ti dà una motivazione extra ogni volta che scendi in campo.
Essere un classe 2005 con statistiche importanti è motivo di orgoglio, ma rappresenta anche una grande responsabilità. Il mio sogno è quello di crescere un passo alla volta: vorrei affermarmi stabilmente in categorie superiori, competere ai massimi livelli e, perché no, un giorno approdare in Serie A o in un importante campionato europeo. Tuttavia, il primo obiettivo resta sempre lo stesso: migliorare quotidianamente e aiutare la mia squadra a vincere.

Vuk, ti ringraziamo ancora per la disponibilità e ti facciamo un grande in bocca al lupo per il prosieguo della stagione!

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