5 DOMANDE A … Claudio Casiraghi (Campione del Mondo Over 40)
In questa puntata della nostra rubrica 5 DOMANDE A … abbiamo intervistato Claudio Casiraghi, appena tornato da un’avventura memorabile: il Mondiale Over 40 vinto con la Nazionale FIMBA Italia.
Con lui abbiamo parlato delle emozioni vissute in maglia azzurra, dell’esperienza nelle giovanili dell’Olimpia Milano, dei suoi 17 anni di carriera in Sicilia, della costanza che lo ha portato a segnare oltre 4500 punti… e di come cambia il modo di vedere il gioco con il passare del tempo.
Buongiorno Claudio, congratulazioni per il titolo mondiale con la FIMBA Italia Over40! Che emozione hai provato nel vincere la finale contro la Germania? Come hai vissuto questa esperienza dal punto di vista umano, oltre che sportivo? Qual era il clima nello spogliatoio, in presenza di tanti giocatori che hanno alle spalle tanti anni di carriera, uno su tutti, David Moss?
Ciao Daniele, ti ringrazio per avermi voluto intervistare. La vittoria del campionato mondiale è stata un’emozione unica. La finale è stata combattuta per i primi tre quarti, poi abbiamo cambiato marcia e la Germania ha dovuto alzare bandiera bianca. Una vittoria meritata e voluta fin dal primo raduno, il 17 marzo a Livorno!
Siamo stati uniti e coesi nel raggiungere questo grande traguardo. Ognuno ha capito fin da subito cosa fosse necessario fare per vincere. Dentro e fuori dal campo, questa squadra ha dimostrato di essere un vero gruppo.
Per quanto riguarda i singoli (non parlo dell’aspetto tecnico, perché le loro carriere parlano da sole), mi sono trovato benissimo con tutti, a partire dai miei compagni di camera Federico Lestini e Michele Ferri, passando per il capitano Alessandro Ceparano (anima e cuore dello spogliatoio), Danilo D’Orta (amico vero), Jacopo Stolfi, Daniel Chiragarula, Victorio Musso, Francesco Boffini, Gionata Zampolli, Stefano Maioli, Daniele Benzoni, fino ad arrivare a David Moss, che si è messo al servizio del gruppo in modo incredibile!
Questo successo è anche merito dello staff: l’allenatore Luca Granchi, il team manager Paolo Maltinti, il nostro fisioterapista Alan Rimondi e tutta FIMBA Italia.
Sei nativo di Robbiate (MI). A 14 anni sei stato selezionato dall’Olimpia Milano dove ho giocato per 5 stagioni. Quanto ha inciso quell’esperienza nella tua formazione cestistica e personale? Cosa ricordi con più affetto di quegli anni?
I cinque anni con la maglia dell’Olimpia sono stati molto formativi, sia dal punto di vista tecnico e fisico che caratteriale. È stato impegnativo, a tratti massacrante, ma sicuramente bellissimo. Un’esperienza che mi ha messo alla prova e che mi ha lasciato ricordi indelebili ed emozioni che sento ancora oggi, a distanza di tanti anni.
Per questo ringrazierò sempre i miei genitori, che mi hanno sostenuto e incoraggiato. Di quel periodo ricordo con affetto diversi allenatori, tra cui Enrico Ferrari, Fabio Corbani, Guido Saibene e Andrea Trinchieri. Potrei stare ore a raccontare aneddoti di quel quinquennio.
Nel 2008/09 sei arrivato ad Acireale e da allora non te ne sei più andato: cosa ti ha fatto restare in Sicilia per 17 stagioni? Hai indossato diverse maglie in Sicilia: c’è una stagione o una squadra che ti è rimasta particolarmente nel cuore?
Sono rimasto in Sicilia per diversi motivi, ma il principale è mia moglie Claudia, che mi supporta (e sopporta!) in tutte le mie “follie” cestistiche. Insieme abbiamo due splendidi bambini.
Le stagioni più belle, dal punto di vista umano, sono sicuramente quella del 2008/2009 ad Acireale e quella del 2012/2013 ad Aci Bonaccorsi, una squadra composta da un gruppo di amici con cui abbiamo vinto il campionato.
Con oltre 4500 punti in 318 partite, sei uno dei marcatori più prolifici della storia recente del basket siciliano: quanto pesa la parola “costanza” nella tua carriera? Quest’anno sei tornato ad Acireale con una media di 19.2 punti: come riesci a mantenere questa efficienza dopo tanti anni di attività?
Purtroppo la costanza, nella mia carriera, è stata altalenante, anche a causa di troppi infortuni. Sono diventato costante solo negli ultimi anni, quando ho capito che, se volevo continuare a giocare, dovevo fare uno sforzo in più sia a livello fisico che mentale.
Ho sempre dedicato tempo alla pallacanestro, ma non sempre quanto avrei dovuto. La famosa frase “il lavoro paga” l’ho compresa tardi, ma oggi è il mio unico credo, quello che mi spinge ancora a calcare il parquet.
Ad Acireale quest’anno è andata piuttosto bene, sia a livello individuale che di squadra, grazie anche a un gruppo di ragazzi fantastici. L’efficienza è il frutto di un lavoro fisico quasi quotidiano, che mi permette di allenarmi al meglio durante la settimana e arrivare pronto alla partita.
In campo sembri sempre molto lucido: come è cambiato il tuo modo di leggere il gioco rispetto a quando avevi 20 anni? Hai mai pensato a un futuro da allenatore o dirigente? Ti vedi ancora nel mondo del basket dopo la carriera da giocatore?
Hai detto bene… sembro! A 20 anni ero molto più esplosivo e fisico rispetto a oggi, ma anche meno consapevole delle mie potenzialità. Oggi, quando gioco con ragazzi di 10, 15 o anche 20 anni più giovani, devo ragionare di più, usare meno l’istinto e cercare di metterli in difficoltà rubando il tempo sulle giocate o facendo leva sull’esperienza.
Per fortuna fisicamente sto bene e, ogni tanto, l’istinto si riaccende.
Non penso ancora al post-carriera, perché ho ancora tanta voglia di giocare e divertirmi! Il prossimo anno ci saranno gli Europei ad Atene: sarebbe bello esserci e migliorare il bronzo conquistato a Pesaro nel 2025.
Grazie Claudio per la tua disponibilità e l’entusiasmo con cui hai accettato il nostro invito. Ci auguriamo di vederti l’anno prossimo in maglia azzurra a lottare nuovamente per la medaglia!
