5 DOMANDE A … Coach Valerio Napoli
Questa settimana abbiamo il piacere di ospitare nella nostra rubrica Coach Valerio Napoli, allenatore della Virtus Trapani, reduce da una stagione straordinaria culminata con la vittoria del campionato di Divisione Regionale 1 – Ovest. Con lui abbiamo parlato delle emozioni vissute al termine della finale, del suo ritorno in panchina dopo nove anni, delle difficoltà superate lungo la stagione, del valore del lavoro con i giovani e dei suoi progetti futuri.
Un’intervista intensa e sincera, che racconta non solo il successo sportivo, ma anche il percorso umano dietro una grande impresa.
Coach Napoli, innanzitutto complimenti. Partiamo dalla fine. Ci racconti le emozioni provate al termine di Gara 3? Cosa ha fatto la differenza, secondo te, in questa finale così combattuta?
Grazie. Vedere la gioia dei ragazzi, dei tifosi e della società a fine partita è stata un’emozione indescrivibile, perché abbiamo compiuto davvero un’impresa, frutto di tanti sacrifici.
Penso che la chiave sia stata la capacità di rispettare il nostro piano partita: volevamo evitare che loro imponessero il ritmo, perché fisicamente e atleticamente erano superiori. Siamo riusciti a rallentare i ritmi e ad alternare soluzioni tattiche, soprattutto in difesa, per mettere in difficoltà il loro attacco, che potenzialmente era superiore al nostro. Credo che ci siamo riusciti in tutte e tre le partite — anche se in Gara 2 mi prendo la responsabilità di alcune scelte tecniche che non hanno funzionato.
Ma la vera differenza l’ha fatta il cuore che i ragazzi hanno messo in campo.
Sei tornato su una panchina dopo 9 anni. Come ti sei sentito a rientrare dopo così tanto tempo? Cosa ti ha convinto ad accettare l’incarico dalla Virtus Trapani? E come è cambiato, secondo te, il basket in Sicilia in questi anni?
Sono rimasto lontano dalle panchine per nove anni, una scelta personale, anche se in questo periodo ho ricevuto diverse proposte, sia dalla Serie C che una anche dalla Serie B.
All’inizio non è stato facile riprendere il ritmo della gestione, sia durante gli allenamenti che in partita, ma devo dire che i ragazzi mi hanno aiutato molto a ritrovare il passo.
Sergio Romano da anni insisteva per avermi nel suo staff, ma per motivi di lavoro non potevo prendere impegni continuativi: mi limitavo a collaborare con i progetti nelle scuole.
Alla fine di dicembre 2023 ho avuto un serio problema di salute che mi ha costretto a interrompere l’attività lavorativa. Ritrovandomi libero, ho deciso di affrontare questa nuova esperienza con entusiasmo, anche se con molti dubbi sulle mie capacità, dopo tanto tempo lontano dal campo.
Rispetto a dieci anni fa, il basket in Sicilia è sicuramente diventato più veloce e fisico, ma, a mio parere, ha perso qualcosa dal punto di vista tecnico, sia nei fondamentali individuali che nella lettura del gioco.
Quali sono stati i momenti più difficili durante la stagione? Come si è costruito il giusto equilibrio tra giocatori esperti e giovani? C’è un episodio o una partita simbolo che ha rappresentato la svolta per la squadra?
Il momento più difficile, dal punto di vista tecnico, è stato a gennaio, dopo l’arrivo di Frisella. Si è verificato un calo di concentrazione, forse perché ci si è illusi che, essendo primi in classifica e con l’aggiunta di Mirko, avremmo vinto sicuramente. Questo ha portato ad affrontare allenamenti e partite con un po’ di sufficienza. Fortunatamente, con il tempo, siamo riusciti a ritrovare il nostro equilibrio.
Dal punto di vista emotivo, la sconfitta contro Ribera nella fase a orologio è stata sicuramente la batosta più dura. Solo una settimana prima avevamo inserito Antonio Pace nel nostro roster, un innesto fondamentale, ma in quella partita abbiamo subito oltre 40 punti di scarto. È stato un colpo per l’orgoglio. Perdere una partita combattuta, come quella in casa contro Cefalù che ci è costata il primo posto, è accettabile; ma crollare in quel modo è stato più difficile da digerire. Tuttavia, i ragazzi sono stati straordinari: hanno saputo voltare pagina e ripartire, conquistando questo grandissimo risultato.
La Virtus Trapani è molto attenta alla crescita dei giovani. Tu stesso ti sei diviso tra prima squadra e Under 19. Qual è il tuo punto di vista sul valore formativo del basket?
Sono molto contento che oggi ci siano numerose realtà che lavorano bene con i giovani, come Milazzo (finali nazionali Under 19), Panormus (spareggio per le finali Under 17), la mia Virtus Trapani e molte altre. Finalmente iniziano a emergere ragazzi fisicamente competitivi: ne ho visti diversi in varie categorie. Tuttavia, è fondamentale continuare a lavorare molto sulla tecnica individuale e sui fondamentali, e non solo sull’aspetto tattico, soprattutto nelle fasce d’età degli Esordienti, Under 13 e Under 14.
Dopo questa straordinaria stagione, ti rivedremo al timone della Virtus anche in Serie C? Quali sono i tuoi prossimi obiettivi personali?
Sinceramente, in questo momento non lo so. Sergio Romano da diversi giorni mi dice che vuole parlarmi, ma finora ho sempre preso tempo.
Allenare mi piace immensamente, anche grazie ai miei ragazzi, che sono riusciti a farmi ritrovare l’entusiasmo: mi sono divertito, anche se è stato stressante, perché in ciò che faccio metto sempre tutto me stesso.
Tuttavia, devo considerare anche altri aspetti, in primis il mio stato di salute. È solo per questo motivo che potrei decidere di rinunciare.
Se dovessi continuare ad allenare, lo farei sicuramente con la famiglia della Virtus Trapani.
Ringraziamo di cuore Coach Valerio Napoli per la disponibilità e per aver condiviso con noi pensieri e riflessioni con grande sincerità e passione.
Grazie per l’opportunità che mi avete dato e complimenti per il lavoro che svolgete.
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