5 DOMANDE A … Adriano Bazan (College Basketball Borgomanero)
Questa settimana, per la rubrica 5 DOMANDA A …, abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Adriano Bazan, talento siciliano classe 2006, fresco vincitore del titolo di MVP nel prestigioso torneo JIT di Lissone.
Con lui abbiamo parlato, tra le altre cose, dell’esordio in C ad Agrigento a soli 15 anni con coach Anselmo, dell’esperienza al College Basketball Borgomanero, del doppio impegno tra Under 19 Eccellenza e B Interregionale, della finale di Next Gen Cup contro l’Armani Milano e dei giocatori a cui si ispira.
Ciao Adriano, grazie per aver accolto il nostro invito. Partiamo dalle origini: cosa ti ha trasmesso la tua terra, la Sicilia, e in particolare Agrigento, nel tuo percorso cestistico? Hai esordito a 15 anni in Serie C proprio ad Agrigento, da play titolare. Che ricordi hai di quella stagione e di coach Ciccio Francesco Paolo Anselmo?
Ciao Daniele, innanzitutto ti chiedo scusa se ti sto inviando questo video in ritardo, ma come sai abbiamo avuto una settimana piuttosto intensa. Stiamo ancora giocando le ultime partite del campionato con la Serie B e ci siamo qualificati per i play-off: è stata dura. Con l’Under 19 abbiamo appena finito un torneo a Lissone, che si è concluso l’altro ieri, e lo abbiamo vinto. Sono stato premiato come MVP, però è stata un’esperienza davvero impegnativa.
La mia terra mi ha trasmesso tanto perché sono sempre stato molto legato a casa. Quando abbiamo un weekend libero, o magari non c’è partita, cerco sempre di tornare giù per passare il più tempo possibile con la mia famiglia e rivedere gli amici. Per me è una cosa molto importante. L’anno in Serie C con coach Anselmo mi ha dato tanto. Mi sono fatto le ossa e ho capito cosa significa giocare un campionato senior a soli 15 anni. Per me, coach Anselmo è stato più di un allenatore: è un maestro, un mentore. Mi ha insegnato tantissimo, soprattutto fuori dal campo. Lo porto nel cuore, ci sentiamo ancora spesso, mi dà molti consigli e feedback. È stato il mio primo vero allenatore e per me resterà sempre il migliore.
Oggi giochi per College Basketball Borgomanero, una realtà che punta molto sulla crescita dei giovani. Cosa ti ha colpito di più di questa società? E che rapporto hai con coach Stefano Di Cerbo?
Questa è una società dove ti puoi sentire parte di una famiglia. Lo slogan “College Family” e “Fight for Family” non sono messi lì a caso: sono veri. Quando sono arrivato ho dovuto metterci del mio per adattarmi. Ci è voluto un po’ di tempo, forse per colpa mia, forse per altri motivi, ma una volta che ti abitui allo stile di vita, allo stile di gioco, alle persone, diventa come casa. Adesso sta andando tutto a meraviglia.
L’allenatore è davvero bravo. Sa spiegare le cose in modo chiaro ed esige il massimo da tutti. Se non dai tutto, non puoi farti allenare da lui. Questo è il suo stile, e a me piace tantissimo. Abbiamo avuto degli alti e bassi durante l’anno, soprattutto tra ottobre e novembre, che è stato un periodo di down per me. Prima o poi capita a tutti. Lui è stato molto bravo a gestirmi, anche se l’ho capito un po’ in ritardo. Le sue scelte, tutto quello che ha fatto, alla fine si è rivelato giusto. È uno che ti dà il cinque, ti incoraggia, ma quando sbagli te lo fa capire. E a me piacciono allenatori così. Mi ci trovo molto bene.
Ti dividi tra Under 19 Eccellenza e Serie B Interregionale, con ottime medie realizzative in ambedue le competizioni. Come riesci a gestire carichi di lavoro così importanti a soli 19 anni? Come si svolge una tua giornata durante la stagione e poi in off season?
Giochiamo due campionati: l’Under 19 Eccellenza, dove siamo arrivati secondi e ci siamo qualificati alle Finali Nazionali di Roma la prossima settimana, e la Serie B Interregionale, dove ci siamo qualificati ai play-off che saranno dopo le Finali. Non è stato facile adattarsi a questo stile di vita. Il campionato di Serie B Interregionale è un campionato vero, con squadre importanti che preparano le partite contro di te, palazzetti pieni di gente… È sempre bello giocare a questo livello. Ma noi siamo giovani, abbiamo 19 anni, non c’è tempo per essere stanchi: dobbiamo dare tutto ogni volta che entriamo in campo. Quando abbiamo giorni liberi facciamo ghiaccio, scarico, mobilità, stretching, lavoro in palestra per recuperare al meglio.
Durante la stagione mi sveglio presto per andare a scuola, una scuola privata qui con altri ragazzi. Poi facciamo una seduta di pesi che dura da un’ora a un’ora e mezza, a seconda della scheda. Dopo andiamo a mangiare: c’è una mensa dedicata solo allo staff e ai giocatori del college. Nove volte su dieci ci alleniamo alle 14:30, e poi abbiamo il resto del pomeriggio libero.
Durante l’off-season la routine è simile. Cerco di rilassarmi il più possibile, ma comunque si lavora tanto, a volte anche di più che in stagione. Faccio doppia seduta: prima pesi o palestra, poi allenamento in campo. Pranzo, riposo, a volte vado al mare, mi diverto. La sera, quando posso, torno in palestra e faccio tanto tiro: quantità, quantità, quantità.
Il 23 febbraio hai giocato la IBSA Next Gen Cup con la maglia del Derthona Basket perdendo solo la finale con l’Olimpia Milano ma risultando il miglior realizzatore dell’incontro con 24 punti. Cosa ti porti dentro da quella giornata? E che impressione ti ha fatto affrontare talenti come Luigi Suigo e Achille Lonati, già nel mirino dei college americani?
E’ stata una giornata che difficilmente dimenticherò. Mi dà fastidio aver perso, anche se era contro la squadra campione in carica. Non è stato tanto l’essere top scorer a rendermi felice, ma il fatto di essere arrivato in finale con una squadra non mia, in prestito. Voglio ringraziare Tortona perché, tra tanti giocatori in tutta Italia, hanno scelto me e mi hanno dato fiducia. Gliene sarò sempre grato.
Giocare contro giocatori del calibro di Achille Lonati, Garavaglia, Luigi Suigo è sempre motivante. Sentire parlare di loro, sapere che sono fortissimi e avranno un grande futuro, ti spinge a dare tutto. Giocare contro chi è già conosciuto o ha talento ti stimola ancora di più.
Guardando al futuro, quali sono i tuoi obiettivi personali? C’è un giocatore a cui ti ispiri in modo particolare?
Il mio obiettivo personale è arrivare il più in alto possibile. L’unica cosa che posso fare è allenarmi sempre al massimo e non calare mai di intensità. Secondo me, tutto parte dalla testa: se hai la mente allenata, riesci a stare lucido anche nei momenti di stress e a fare le scelte giuste per la tua carriera. Non sono qui a dire “voglio arrivare in NBA, in Serie A o in Eurolega”. Voglio semplicemente arrivare più in alto possibile.
Il mio giocatore preferito è sempre stato Michael Jordan, e lo sarà per sempre. Negli ultimi due anni, però, ho lavorato tanto sul tiro e sulle uscite dai blocchi, quindi sto studiando anche Marco Belinelli. Credo che Jordan e Belinelli siano i due giocatori ai quali mi ispiro di più.
Adriano, grazie ancora per questa chiacchierata. In bocca al lupo per i tuoi prossimi impegni. Ti auguriamo un futuro ricco di soddisfazioni.
