5 DOMANDE A … FLAVIO PRIULLA (COACH SVINCOLATI MILAZZO)

Dodicesima puntata della rubrica: 5 DOMANDE A … Come ogni sabato, pubblichiamo una nostra intervista a professionisti del mondo della pallacanestro, con un focus sulle serie minors.

Questa settimana abbiamo posto 5 domande a Flavio Priulla, allenatore degli Svincolati Milazzo, secondi in Serie B Interregionale, che in carriera ha allenato a Trapani (dove ha vinto una Coppa Italia), Patti, Cefalù e, in Austria, a Furstenfeld.

Con lui abbiamo parlato, tra le altre cose, della sua nuova avventura Milazzo, della sua esperienza in Austria e del momento d’oro di Trapani.

Grazie Flavio per aver accolto il nostro invito. Partiamo subito, come al solito, con le domande. Cosa ti ha spinto ad accettare la sfida con gli Svincolati Milazzo, una società composta da un mix di giovani talenti e giocatori più esperti? Come gestisci questo equilibrio tra under e senior in campo e negli allenamenti?

Ho accettato la proposta di Milazzo per tanti motivi: è il progetto giovanile più ambizioso della Sicilia, è una società solida ed organizzata, ho avuto la possibilità di poter costruire un roster giovane ma competitivo. Sono tutte cose che creano molti stimoli per un allenatore.

Come descriveresti il tuo metodo di allenamento e che tipo di valore attribuisci all’aspetto mentale e motivazionale? Cosa cerchi in un giocatore per definirlo un vero leader?

Con lo staff lavoriamo molto sull’aspetto mentale durante la settimana, cercando sempre di rendere gli allenamenti competitivi e funzionali alla crescita della squadra e del singolo. Per quanto riguarda le motivazioni, credo che un giocatore debba averle sempre, rientra nella sfera individuale essere motivati a dare il massimo per rendere al massimo.
Ci sono diversi tipi di leader: il leader tecnico, il leader all’interno dello spogliatoio, il leader carismatico; è il gruppo che individua il leader, io cerco solo di trovare quella persona che possa aiutare il gruppo a rimanere unito sempre.

Hai trascorso cinque anni come allenatore in Austria (ottenendo anche una promozione dalla A2 alla massima serie). Questa esperienza come ha influenzato la tua visione del basket e quali differenze hai notato rispetto alla realtà italiana?

Ha cambiato il mio modo di vedere le cose sotto tanto aspetti, non solo cestistici, ma anche di vita quotidiana. Per quanto riguarda il basket, ho avuto la possibilità di confrontarmi con tanti allenatori e giocatori di cultura e idee diverse che mi hanno arricchito tantissimo; inoltre l’approccio con la vittoria e la sconfitta è molto diverso rispetto all’Italia: c’è più equilibrio e meno sbalzi umorali sia da parte delle dirigenze che dei tifosi, si accetta la sconfitta con più tranquillità e non si esalta una vittoria più del dovuto.

Nel tuo passato tanti anni come allenatore ed assistente a Trapani. Quanto ti rende orgoglioso vedere la squadra della tua città prima in Serie A e quale impatto può avere sul movimento cestistico siciliano? E a tal proposito, come giudichi lo stato del basket in Sicilia in questo momento?

Sono molto contento e orgoglioso di Trapani, stiamo vivendo un bel sogno e speriamo duri il più a lungo possibile. Lo stato del basket in Sicilia non è omogeneo e ancora molto campanilistico per certi aspetti. Però ho notato maggior impegno da parte di tante piccole società che stanno cercando di investire sui giovani.

C’è una partita particolare che ha un posto speciale nel tuo cuore, per l’emozione provata o per il risultato ottenuto?

Ci sono tante partite che mi sono rimaste dentro, è difficile sceglierne una, ma credo che la vittoria in finale ad Ostuni con Trapani con conseguente promozione e la vittoria della coppa Italia di C l’anno successivo rimarranno sempre dei momenti indimenticabili per me.

Grazie Flavio per averci dedicato il tuo tempo e per aver condiviso con noi la tua esperienza. Ti auguriamo il meglio per i tuoi prossimi obiettivi!

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