5 DOMANDE A … Ivan Drigo (RTT FIP SICILIA)
Questa settimana, per la nostra rubrica 5 DOMANDE A…, abbiamo avuto il piacere di intervistare Ivan Drigo, Responsabile Tecnico Territoriale (RTT) maschile della FIP Sicilia, e figura di riferimento del basket siciliano.
Con lui abbiamo parlato della recente esperienza al Torneo del Mediterraneo con la selezione Under 14 siciliana, dello stato di salute del movimento cestistico giovanile nell’isola, dei progetti in corso per colmare il gap con altre realtà, delle sfide quotidiane nella costruzione di un settore giovanile competitivo a Palermo, ma anche del ruolo – delicato e appassionante – di genitore di due figli che giocano a basket a livello senior. Infine, un prezioso consiglio per i giovani allenatori che si affacciano oggi a questo mondo in continua evoluzione.
Buongiorno Ivan. Grazie per aver accolto il nostro invito. Si è appena concluso il Torneo del Mediterraneo con la selezione Under 14 della Sicilia. Com’è andata questa esperienza? Quali segnali hai ricevuto dal gruppo che hai allenato? Cosa rappresentano questi tornei per la crescita del movimento giovanile siciliano?
È stata un’esperienza molto positiva, sia per i risultati ottenuti che per la crescita dei ragazzi. Ho avuto la fortuna di lavorare con un gruppo serio e mentalizzato, con buone qualità tecniche e fisiche (quattro o cinque giocatori sopra i 190 cm). Questi tornei sono fondamentali per confrontarsi con regioni storicamente più forti, anche se le distanze non sempre ci facilitano.
Nel tuo ruolo di RTT per la FIP Sicilia, come valuti lo stato attuale del basket giovanile nella regione? Quali sono le principali criticità rispetto ad altre regioni? Ci sono progetti specifici in corso o in fase di sviluppo per colmare il gap?
Penso che siamo in una fase di crescita, soprattutto dopo il periodo del Covid. Lo si evince chiaramente dai numeri del Jamboree, che mostrano una partecipazione in aumento. La speranza è che la continuità nei numeri possa generare anche una maggiore qualità.
Le criticità principali, rispetto ad altre regioni, riguardano proprio i numeri e il livello di competizione, sia tra i giocatori che tra gli istruttori giovanili.
Stiamo seguendo con attenzione il progetto Academy Italia, promosso dal Settore Squadre Nazionali, e stiamo lavorando al perfezionamento di un progetto di coordinamento a livello regionale insieme a CNA, PF e CIA per rafforzare il lavoro sul territorio siciliano.
Con la tua società, la Leonardo da Vinci, siete molto focalizzati sullo sviluppo dei giovani talenti. Come si costruisce un settore giovanile competitivo in un contesto complesso come quello di Palermo? Quali sono le prospettive per rilanciare il basket senior in città?
La Leonardo da Vinci, più che un settore giovanile è una scuola basket, che però deve far fronte a difficoltà legate alla carenza di palestre a Palermo. Nonostante ciò, riusciamo a sopperire con la qualità del nostro staff tecnico (Silva, Abbate e altri), e con una forte competitività che da sempre ci contraddistingue, collaborando con il Green Basket per i più grandi e con i Raptors per le fasce più giovani.
Palermo è una città a forte vocazione calcistica e, come tutte le grandi città, il livello per attirare pubblico deve essere molto alto. Purtroppo non siamo aiutati né dall’impiantistica né da una grande cultura cestistica.
I tuoi figli, Davide e Mathias, hanno giocato quest’anno rispettivamente a Catania in Serie C e a Ferrara in B Interregionale (con promozione in B Nazionale). Da ex giocatore, com’è stato crescere due figli nel mondo del basket? Ti sei comportato più da coach o da genitore? Qual è il momento più bello che hai condiviso con ciascuno di loro legato alla pallacanestro?
È stato molto difficile, perché non è semplice scindere il ruolo di genitore da quello di allenatore-giocatore. Ho cercato di supportarli nel loro percorso, rispettando le loro scelte e ascoltando le loro esigenze, senza essere invadente.
Il momento più bello? Senza dubbio la promozione in B Nazionale con Mathias, vissuta a Ferrara davanti a 3.500 spettatori: un’emozione fortissima. Con Davide, invece, il momento migliore deve ancora arrivare, anche per una questione di età e di percorso che è ancora in evoluzione.
Quanto conta, secondo te, l’aggiornamento continuo nella formazione di un coach? E quanto è importante il confronto con altri allenatori? Che consiglio daresti a un giovane tecnico che sta iniziando il suo percorso?
L’aggiornamento è fondamentale, come in qualsiasi ambito della vita. Nel basket, che è in continua evoluzione, lo è ancora di più. Anche il confronto tra allenatori è prezioso: si cresce scambiando idee, osservando gli altri e mettendosi in discussione.
Il consiglio che darei a un giovane allenatore è mettersi subito a disposizione per imparare, senza avere troppe pretese iniziali. Bisogna “rubare” nozioni da tutti, per poi costruirsi una propria identità.
Un sentito ringraziamento a coach Drigo per la disponibilità e per aver condiviso con noi riflessioni e spunti di grande valore.
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