5 DOMANDE A … Coach Carmelo Gullotti

Questa settimana abbiamo il piacere di ospitare nella nostra rubrica Coach Carmelo Gullotti, protagonista di una stagione indimenticabile alla guida della PGS Sales, culminata con la promozione in Serie C dopo 10 anni. Un traguardo storico, arrivato al termine di una corsa playoff emozionante, giocata da vera underdog, e vinta con cuore, difesa e spirito di squadra.

Con lui abbiamo parlato di cosa ha significato questo successo a livello personale e professionale, dell’importanza della difesa, dello stato del movimento cestistico catanese e della crescita dei giovani, del progetto Who’s Got Next, e naturalmente dei suoi sogni e obiettivi futuri da allenatore.

Coach, innanzitutto complimenti per la storica promozione. Cosa significa per te, a livello personale e professionale, riportare la PGS Sales in Serie C dopo 10 anni? La vostra corsa playoff è stata da vera underdog: terzi nella griglia, siete riusciti ad eliminare in gara 3 in trasferta sia Ragusa che Scicli. Cosa ha fatto la differenza secondo te? Qual è stata la partita della svolta, quella in cui hai capito che questa squadra poteva davvero arrivare fino in fondo?

Buongiorno Daniele, grazie infinite per i complimenti: è stato un anno indimenticabile!
Dopo dieci anni siamo riusciti a riportare la PGS Sales in Serie C, ed è un traguardo sudato e meritato da tutta la squadra e dalla società, ma allo stesso tempo frutto di una programmazione precisa. Negli ultimi cinque anni abbiamo ottenuto una promozione dalla DR2 alla DR1, poi una finale persa in gara 3 a Palermo, e in altri due campionati siamo stati sempre tra i protagonisti. Quest’anno, espugnando i campi di Ragusa e Scicli in gara 3, siamo riusciti a fare l’impresa.
La differenza rispetto alle altre squadre l’ha fatta la dedizione dei ragazzi durante gli allenamenti e, soprattutto, il gruppo: sempre unito, disponibile, una vera famiglia.
La partita che mi ha fatto capire che potevamo davvero arrivare fino in fondo è stata gara 3 a Ragusa. Abbiamo affrontato una squadra fortissima, con ragazzi molto talentuosi che difficilmente perdono in casa. Siamo riusciti a pressare per 40 minuti contro giocatori atleticamente molto performanti, mantenendo lucidità anche nei momenti più difficili.
Volevo ringraziare di cuore il direttore sportivo Mario Condorelli: sono stati anni splendidi insieme a lui, ricchi di novità, crescita e idee concrete che siamo riusciti a tradurre in realtà sul campo. Un plauso speciale va anche ai miei due “over 40”, Consoli e Verzì, che hanno saputo mettere in campo, oltre alla loro esperienza, classe, leadership e una straordinaria voglia di non mollare mai. Nonostante l’età, hanno dimostrato che la passione non ha tempo, e gioire con loro ha reso tutto ancora più emozionante.

La vostra difesa è stata la chiave della promozione, concedendo nei playoff 57.6 punti agli avversari e addirittura 54.6 a Scicli in finale, una squadra che in stagione viaggiava a 84.7 punti segnati in casa. Qual è il segreto di questa solidità? Qual è, secondo te, l’errore difensivo più comune a livello dilettantistico, e come lo si corregge in palestra?

La difesa è sempre stata una prerogativa delle mie squadre. Presto molta attenzione a correggere tatticamente gli errori commessi nelle partite precedenti, perché se non lo fai, difficilmente riesci a vincere un campionato. Contro Scicli siamo riusciti a limitare al massimo le loro bocche da fuoco e, negli ultimi tre minuti di gara, abbiamo ripreso la partita grazie a una difesa perfetta, che ha mandato in tilt gli avversari. Ma tutto questo non sarebbe possibile senza un vero gruppo, disposto a sacrificarsi per un obiettivo comune: senza questo spirito, non si va da nessuna parte.
L’errore difensivo più comune a livello dilettantistico è restare troppo legati ai propri concetti, senza adattarsi. Nel basket di oggi bisogna essere pronti a cambiare, a studiare gli avversari (cosa oggi più semplice grazie alle tante dirette e video disponibili). Anche se hai una squadra con qualche limite fisico, puoi sempre lavorare sull’intensità, sulla posizione dei giocatori dal lato debole, sulla pressione sul portatore di palla. Tutto questo si costruisce in palestra, con tantissimo lavoro, ma soprattutto correggendo ogni dettaglio con attenzione e cura, aiutando ogni giocatore a migliorare.

Nonostante la giovane età, vanti già una lunga esperienza in panchina in diverse realtà etnee anche nei settori giovanili. Come vede l’evoluzione del movimento cestistico a Catania negli ultimi anni? Cosa ritieni sia fondamentale trasmettere a un giovane atleta che sogna di arrivare in prima squadra? E quali sono, secondo te, le principali difficoltà che un giovane giocatore incontra oggi nel percorso di crescita?

Negli ultimi anni il movimento cestistico catanese è in forte fermento: i settori giovanili di molte società sono pieni di ragazzi e ci sono realtà che da tempo militano stabilmente in Serie C, rappresentando un’ottima vetrina per i giovani che vogliono compiere il salto verso i campionati senior.
Ai giovani bisogna trasmettere il valore della dedizione e del sacrificio: per arrivare in alto serve tempo e lavoro. Purtroppo, oggi noto che molti giovani, anche con buone potenzialità, abbandonano troppo presto perché non hanno la pazienza di aspettare il proprio momento. Il “tutto e subito” non esiste: bisogna guadagnarsi ogni traguardo con impegno e fatica.
Un altro ostacolo è rappresentato da alcune società che, per timore di affidarsi ai giovani, preferiscono ricorrere a giocatori stranieri per colmare eventuali lacune. Io credo invece che sarebbe molto più costruttivo permettere ai ragazzi di “sbagliare” sul campo, perché è solo attraverso gli errori che si può crescere e acquisire sicurezza nel passaggio al mondo dei senior.

Sei tra gli organizzatori del torneo “Who’s Got Next”, diventato un appuntamento fisso nel panorama del basket estivo catanese. Qual è la filosofia dietro questo evento e quali sono le sue peculiarità? Come è cambiato il torneo nel corso degli anni e quali sono le novità previste per le prossime edizioni? Qual è l’impatto di eventi come “Who’s Got Next” sulla promozione del basket tra i giovani e sulla comunità locale?

Who’s Got Next è arrivato al suo decimo anno ed è, dal 2023, una tappa Top del Circuito FIP, con accesso diretto alle finali nazionali sia senior che giovanili. Un traguardo tutt’altro che semplice, ma grazie al supporto di un team vincente, non ho mai avuto dubbi sulla possibilità di garantire continuità a questo progetto.
Per noi conta una cosa su tutte: il gioco. Il nostro obiettivo è far giocare quante più persone possibile, coinvolgere anche chi non conosce la pallacanestro o il 3×3 nello specifico, e far entrare tutti in questo mondo.
Ogni anno apportiamo modifiche alla programmazione dell’evento: abbiamo inserito nuove tappe in giro per la Sicilia — lo scorso anno a Piazza Armerina, quest’anno a Messina e, molto probabilmente, anche a Siracusa. Il nostro format è vario, ma la priorità resta sempre e solo quella delle gare giocate.
Per noi Who’s Got Next è un momento di aggregazione. I numeri parlano da soli sull’impatto che ha avuto nel panorama siciliano: la richiesta cresce ogni anno e, persino con i campionati ancora in corso, abbiamo già squadre iscritte.
Saremo sempre pronti, perché questo è un progetto in cui credo profondamente. Dimostra che il basket giocato anche al campetto è fondamentale nel percorso di crescita di un atleta.

Dopo questa stagione memorabile, quali sono i tuoi prossimi obiettivi personali come allenatore? C’è un sogno professionale che vorresti realizzare nei prossimi anni nel mondo della pallacanestro?

Uno dei miei sogni sarebbe organizzare, nei prossimi anni, una tappa Master con i migliori giocatori nazionali del 3×3.
Per quanto riguarda i miei obiettivi personali, voglio continuare a crescere come allenatore, aggiornarmi costantemente e puntare sempre più in alto. Perché sognare non costa nulla!

Grazie Carmelo per la tua disponibilità e per aver condiviso con noi la tua esperienza.

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