5 DOMANDE A … MANUEL COSTA M’SAKNI (COACH RIBERA KNIGHTS)

Sedicesima puntata della rubrica: 5 DOMANDE A … Come ogni sabato, pubblichiamo una nostra intervista a professionisti del mondo della pallacanestro, con un focus sulle serie minors.

Questa settimana abbiamo avuto il piacere di porre le 5 domande a Manuel Costa M’sakni, coach dei Ribera Knights Basketball, attualmente secondi in Divisione Regionale 1 – Ovest.

Con lui abbiamo parlato degli obiettivi della squadra, ma anche di giovani, infrastrutture e del tema dell’integrazione, oggi più che mai al centro del dibattito pubblico.

Buongiorno Manuel, grazie intanto per aver accettato il nostro invito. Partiamo da una domanda sulla tua passione per il basket. Quando è nata e quando hai deciso di intraprendere la carriera da allenatore? Quali sono le caratteristiche principali che deve avere un tuo giocare, sia dal punto di vista tecnico che umano?

La mia passione per il basket è nata quando ho iniziato a giocare a sei anni in Tunisia. Questo sport mi ha letteralmente salvato la vita, incanalandomi sulla retta via e tenendomi lontano dai guai. Ho continuato a giocare in vari luoghi, tra cui Sicilia, Emilia Romagna, Francia e Regno Unito, vivendo ogni esperienza con grande dedizione.
Nel 2021, al mio rientro in Italia, ho deciso di mettere insieme una squadra con i miei amici più cari per fare quello che chiamano “the last dance”, e così è nata la storia dei Knights. Purtroppo, siamo rimasti senza allenatore, e ho pensato di prendere in mano la situazione. All’inizio era una curiosità, ma dopo aver seguito i corsi FIP e aver avuto la possibilità di confrontarmi con Antonio Bocchino, che è stato nostro formatore, ho sentito crescere in me una passione enorme per il ruolo, una passione che continuo a portare avanti con tanto amore.
Dal punto di vista tecnico, mi piacciono molto i giocatori giovani e dinamici. Amo vedere la mia squadra correre tanto e mantenere un ritmo alto e intenso sia in attacco che in difesa durante la partita. A livello umano, invece, cerco giocatori umili, disposti al sacrificio e che sappiano lavorare insieme per un obiettivo comune. Credo che queste siano le caratteristiche fondamentali per costruire una squadra vincente, non solo in campo, ma anche nel cuore di ogni giocatore
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La società dei Ribera Knights è nata solo nel 2023 ma ha già alle spalle un campionato vinto in DR2 e una stagione, quella attuale, al vertice in DR1. Dalle dichiarazioni di inizio anno è chiaro che ambite già quest’anno alla promozione in Serie C. Confermi questo obiettivo? E, guardando al futuro, quali sono i programmi a medio-lungo termine tuoi e della società?

L’anno scorso, abbiamo vinto sia il campionato DR2 che DR3, e anche quest’anno stiamo facendo molto bene, puntando a vincere nuovamente entrambi i campionati (Serie D e DR2). Il nostro obiettivo principale è far divertire i ragazzi, facendo sì che possano praticare lo sport che amano. Se, nel corso della stagione, dovessimo arrivare in Serie C, significherebbe che il nostro lavoro è stato ben fatto e che siamo riusciti a creare un gruppo vincente.
Guardando al futuro, i programmi a medio-lungo termine sono di continuare a crescere come squadra e di riportare a Ribera un basket di livello, come quello che abbiamo vissuto nei primi anni 2000, quando la città ha avuto sia una squadra femminile in Serie A (vincitrice della Coppa Italia) sia una squadra maschile in Serie B. Il nostro obiettivo è portare i Knights il più in alto possibile, sia a livello sportivo che come punto di riferimento per la città.

Quest’anno state giocando le partite ad Agrigento visto che il PalaTornambè, al momento, non gode dei requisiti adatti ad ospitare in sicurezza il pubblico sugli spalti, un problema che interessa purtroppo molte realtà siciliane. Quanto è frustrante questa situazione e quanto influenza la società dal punto di vista logistico ed economico?

Quando si investono capitali importanti, è estremamente frustrante portare avanti una situazione del genere. Credo che siamo probabilmente l’unica squadra in Sicilia che, pur non avendo un palazzetto idoneo, rischia di ottenere la promozione in Serie C. Questa situazione ha un impatto negativo sulle economie della società e mina l’entusiasmo verso questo sport, che meriterebbe di essere vissuto da un pubblico più ampio e appassionato.
Abbiamo già chiesto delle risposte all’amministrazione locale, che sembra essersi mossa in tal senso, ma noi continuiamo a monitorare la situazione e a comunicare tutte le novità alla nostra comunità. Ovviamente, senza infrastrutture adeguate, diventa praticamente impossibile raggiungere determinati obiettivi, sia a livello sportivo che di crescita per il movimento. Nonostante ciò, siamo determinati a non arrenderci e a continuare a lavorare per il bene della squadra e della città.

In questa stagione hai dato già l’opportunità a diversi giovani di debuttare in DR1, gli ultimi, due ragazzi del 2007-08. Tu stesso hai parlato di voler “ispirare le nuove generazioni e allontanarle dal marcio che c’è nel mondo”. Quanto è importante per te che i giovani si avvicinino al mondo dello sport?

Questa è la motivazione principale per cui ho deciso di intraprendere la carriera di allenatore. Credo fermamente che ci siano valori molto più importanti di uno schema o di un tiro da tre che un buon coach deve trasmettere ai propri ragazzi, ed è quello che cerco di fare ogni giorno. Lo sport, e in particolare il basket, può diventare uno strumento potente per insegnare disciplina, rispetto, lavoro di squadra e, soprattutto, come affrontare le difficoltà della vita con determinazione e positività.
Quando vedo giovani come quelli che hanno debuttato in DR1, mi rendo conto che abbiamo una grande responsabilità nel guidarli non solo tecnicamente, ma anche nel formare il loro carattere. Voglio che i ragazzi si avvicinino allo sport con la consapevolezza che è un percorso che va oltre il risultato sul campo; è una scuola di vita che li aiuterà a crescere come persone, lontano dalle tentazioni e dalle difficoltà del mondo che li circonda. È fondamentale che si sentano supportati e che comprendano l’importanza di perseguire sogni sani, con impegno e passione.
Le amministrazioni locali devono lavorare giorno e notte per garantire le strutture necessarie, mettendoci nelle condizioni di raggiungere questi obiettivi. Purtroppo, prendere un microfono in mano e fare i soliti discorsi di rito a favore delle nuove generazioni e contro le droghe è facile, scontato e diventa patetico se non si lavora concretamente in questa direzione. Se poi si usano tutte le scuse del mondo per non raggiungere questi obiettivi, la situazione diventa ancora più patetica e quasi vergognosa. Speriamo di essere messi in condizione di poter raggiungere questo traguardo.
Ci tengo a sottolineare che qui ai Knights nessuno dei dirigenti, né io stesso, percepisce reddito: solo i giocatori vengono pagati. Facciamo tutto senza scopi di lucro, con passione e impegno, e lo facciamo per la nostra comunità senza altri fini.

Parli 4 lingue, hai 3 passaporti e hai creato, tra le altre, “LingoYou”, un’agenzia di traduzioni professionali che ha accumulato già 60 mila clienti sparsi su tutto il pianeta.
Chi meglio di te può essere definito come un esempio di integrazione. A tal proposito ti chiedo: pensi che lo sport sia uno dei modi migliori per abbattere le barriere culturali e linguistiche? Come sfrutti questa opportunità nel tuo lavoro quotidiano?

Certo! Lo sport è uno strumento importantissimo per abbattere le barriere culturali e linguistiche. La possibilità di comunicare in diverse lingue, come l’italiano, il francese, l’arabo e l’inglese, mi aiuta molto. Un esempio pratico: con Konsta – Kazlauskis (il vostro idolo 🙂 ), parlo esclusivamente in inglese. Questo facilita la comunicazione durante gli allenamenti e le partite, permettendo a me come coach di essere chiaro e preciso, ma allo stesso tempo aiuta anche il resto della squadra a migliorare il proprio livello di inglese. Penso che questo tipo di scambio linguistico e culturale sia fondamentale per creare un ambiente inclusivo e stimolante, dove ogni giocatore, indipendentemente dalla sua provenienza, si senta parte di un unico gruppo.

Grazie Manuel per questa tua testimonianza. Un grosso in bocca al lupo per te e per i Ribera Knights Basketball.

Grazie a voi per l’opportunità, vi auguro il meglio per il progetto che state portando avanti. Quando verrete da queste parti sarete nostri ospiti!

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