5 DOMANDE A … LEONARDO DI DIO (PLAY-GUARDIA BASKET SCHOOL MESSINA)
Tredicesima puntata della rubrica: 5 DOMANDE A … Come ogni sabato, pubblichiamo una nostra intervista a professionisti del mondo della pallacanestro, con un focus sulle serie minors.
Questa settimana abbiamo posto 5 domande a Leonardo Di Dio, play-guardia della Basket School Messina, terzo sia per punti segnati che per valutazione nel Girone H del Campionato di Serie B Interregionale. Nonostante la giovane età (24 anni), è già al suo decimo campionato senior, con quasi 3500 punti segnati in carriera.
Con lui abbiamo parlato, tra le altre cose, della sua stagione, del rapporto con i suoi coach e della sua formazione universitaria.
Grazie Leo per averci concesso quest’intervista! Partiamo subito con le domande. Quest’estate hai ricevuto diverse offerte ma hai deciso di rimanere a Messina. Quali sono i motivi della tua scelta e Come valuti la stagione fino a questo momento sia come squadra sia dal punto di vista personale?
Sì, durante l’estate ho ricevuto diverse offerte ma dopo diverse valutazioni ho deciso di continuare il mio percorso con la Basket School per più ragioni, tra cui sicuramente l’affetto che mi lega a questa città e di conseguenza a questa squadra, che comunque negli ultimi tre anni mi ha dato tanto e, altro fattore rilevante, é sicuramente stata la possibilità di poter continuare a lavorare con coach Sidoti. Al momento la stagione è visibilmente in crescita, per quanto riguarda la squadra siamo riusciti a qualificarci per i Play-In in anticipo e lotteremo per un posto nei Play Off; personalmente penso di star facendo una delle mie migliori stagioni ma è chiaro che lavoro ogni giorno per migliorare ancora.
Da quel che sappiamo hai “ereditato” il tiro dalla media da tuo padre. Quali sono le atre tue caratteristiche e come descriveresti il tuo stile di gioco? Quali sono gli aspetti su cui ti concentri maggiormente quando ti alleni? Esiste un giocatore a cui ti ispiri?
Sì, sicuramente la genetica e la fortuna di averlo visto giocare fino a fine carriera mi hanno permesso di assimilare qualche sua caratteristica, che nel tempo hanno rappresentato un punto di forza. Poi ovviamente lo sviluppo della pallacanestro negli anni mi ha portato a migliorare lo stile di gioco concentrandomi e allenandomi su più fondamentali possibili ma dando sempre una importanza fondamentale, oltre che alla tecnica, a tutto ciò che riguarda l’approccio mentale con cui affrontare ogni giorno la palestra e le gare. A proposito di ciò, il mio idolo è sempre stato Kobe in particolare per la sua voglia di lavorare ogni giorno con consapevolezza che non si smette mai di imparare.
Hai avuto la fortuna di lavorare con allenatori di grande esperienza. Che ricordi hai del tuo allenatore delle giovanili, Guido Restanti, e come descriveresti il rapporto col tuo attuale coach, Pippo Sidoti? In che modo ti hanno aiutato a crescere come giocatore?
Per quanto riguarda l’aspetto degli allenatori con cui ho avuto ed ho ancora oggi l’occasione di lavorare mi ritengo decisamente fortunato. Nel periodo delle giovanili che poi mi ha portato fino alla prima squadra, crescere con coach Restanti è stato fondamentale, in quanto siamo riusciti a creare le basi tecniche su cui poi poter lavorare negli anni successivi, per questo e molto altro sarà sempre un mio punto di riferimento, di tutto gli sarò sempre grato. Negli ultimi anni invece lavorare con coach Sidoti, data la sua lunga esperienza, ha rappresentato per me un importante valore aggiunto soprattutto sotto l’aspetto tattico e con grande focus anche su ciò che oggi mi identifica caratterialmente come giocatore.
Nella stagione 21/22 hai giocato in B a Formia e negli anni ti sei confrontato con realtà di altre regioni. Come vedi il livello del basket in Sicilia? Pensi che i giovani talenti siciliani abbiano le stesse opportunità di crescita rispetto ad altri giocatori in altre parti d’Italia?
Per le mie esperienze fatte fuori città e con ciò che ho potuto vedere durante l’anno a Formia in B nazionale, mi sento di dire che il basket in Sicilia sta crescendo notevolmente, inoltre penso e spero che nei prossimi anni avremo ancora più squadre che si potranno confrontare a livello nazionale. Nonostante ciò non credo che le possibilità dei giovani siciliani siano le stesse rispetto ai ragazzi che lavorano dal centro Italia in su, soprattutto per la differenza di mentalità che c’è nella stragrande maggioranza delle società giovanili del territorio che non mirano, purtroppo, ad una crescita a 360 gradi visto anche il mancato supporto a livello di strutture e organizzazioni.
Hai da qualche mese conseguito la laurea. Quanto è importante per te avere una formazione accademica e che consigli daresti ad un giovane che vuole conciliare sport e studio?
A luglio mi sono laureato in Economia e Management e sto attualmente studiando per il titolo magistrale; ho sempre dato grandissima importanza al mio percorso di studi che ha sempre camminato di pari passo con la pallacanestro perché ho sempre avuto la consapevolezza che la carriera in palestra finisce per tutti e nel mondo di oggi é necessario e troppo importante essere qualificati ed avere un titolo di studio per potersi costruire un determinato futuro. Ai ragazzi più piccoli non posso far altro che consigliargli di essere sempre perseveranti in entrambi gli ambiti e nonostante le difficoltà che incontreranno nel far conciliare le due strade, é importante non smettere mai di lavorare e cercare sempre di gestire tempi e situazioni per riuscire a raggiungere ogni obiettivo.
Leo, ti ringraziamo di cuore per la tua testimonianza e ti auguriamo il meglio per il prosieguo della stagione e della tua carriera sportiva e universitaria!
